01

Volti e persone che hanno fatto la storia delle Quadriennali d’arte

Dagli anni Trenta agli anni Novanta

Un percorso tra le figure di vertice da Cipriano Efisio Oppo a Lorenza Trucchi

Inizia il percorso

Cipriano Efisio Oppo, il primo segretario generale

Strenuo difensore della tradizione dell’arte italiana, perlopiù avverso ai movimenti d’avanguardia, che identificava con la smania di novità e sbalordimento, Oppo fu un passatista e, tuttavia, la sua furia antimoderna si rivolse soprattutto contro i cascami e i tic della pittura tardo-ottocentesca, continuamente riproposti in un’arte di moda, appena aggiornata alle novità d’oltralpe, francesi o tedesche.

QUADRIENNALE DI ROMA
Cipriano Efisio Oppo
QUADRIENNALE DI ROMA
Cipriano Efisio Oppo accanto a Mussolini alla vernice della I Quadriennale, 1931

Il sostegno agli artisti

L’arte per Oppo è schiva, non fa rumore, si nutre di una millenaria tradizione fatta di rigore, semplicità, solennità, onestà, sincerità. E, in questo senso, è vero che, oltre alle qualità strategiche e organizzative che lo portarono a essere il deus ex machina delle arti in Italia durante il fascismo, i risultati più edificanti li abbia raggiunti proprio con e per gli artisti, che sostenne e difese strenuamente; basti pensare a quanto si spese per far tornare in Italia artisti da tempo trasferitisi a Parigi, o alla volontà di celebrare la memoria di un grande pittore come Scipione, scomparso prematuramente e la cui famiglia aveva in animo di distruggere l’intero corpus di opere, salvate invece proprio da Oppo. E ancora, il sostegno fattivo dato agli artisti della giovane scuola romana appena nascente (Mafai, Pirandello, Cagli, Capogrossi…), agli scultori Arturo Martini, già affermato ma che Oppo renderà uno dei protagonisti indiscussi delle prime Quadriennali, e al più giovane Marino Marini, entrambi rappresentanti di quell’austerità ed essenzialità tutta italiana e in cui riconosceva il miglior antidoto ai barbarismi stranieri. E se la sua adesione al regime fascista fu totale e, conseguentemente, la sua sparizione dalla vita pubblica ─ una volta caduto il regime ─ definitiva, vale la pena riflettere sulla sua disponibilità a farsi permeare dalla vitalità e dalla forza di culture nascenti e ‘altre’ se, dopo anni dal suo primo viaggio negli Stati uniti nel 1931, confidava alla figlia “Se Mussolini fosse stato in America, non si sarebbe mai alleato con Hitler”.

Pittore, scenografo, critico d’arte, massimo rappresentante della cultura artistica nazionale presso il potere politico durante il fascismo, Oppo (Roma 1891-1962) è stato deputato al Parlamento, segretario nazionale del sindacato Belle Arti, commissario dell’E42 e accademico d’Italia. Alla Quadriennale è rimasto in carica, come segretario generale, dal 1927 al 1943; ne ha ideato l’impianto, ne ha diretto l’organizzazione e ha dettato la linea artistica delle prime quattro edizioni tenute dal 1931 al 1943 al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Dopo essere stato nominato segretario nazionale del sindacato si è astenuto da qualsiasi partecipazione a mostre nazionali, tornando a esporre nel 1948 alla prima Quadriennale del dopoguerra.

F.R. Morelli, a cura di, Cipriano Efisio Oppo. Un legislatore per l’arte. Scritti di politica dell’arte 1915-1943, Edizioni De Luca, 2000

C. Salaris, La Quadriennale. Storia della rassegna d’arte italiana dagli anni Trenta a oggi, Marsilio, 2004

QUADRIENNALE DI ROMA
Oppo con il Principe di Piemonte nella sala di Adolfo Wildt alla I Quadriennale, 1931

Enrico di San Martino Valperga, un conte come presidente 

“Quando, l’11 maggio 1927, con deliberazione del Governatorato di Roma e con il decisivo avallo mussoliniano, furono istituite le Esposizioni Quadriennali nazionali d’arte, le grandi rassegne fulcro del sistema artistico italiano voluto dal fascismo, la designazione alla carica di presidente del conte Enrico di San Martino dovette apparire subito una scelta ottimale. Finanziere provvisto di ingentissimi mezzi economici, uomo politico di rilievo, senatore del Regno eletto per censo nel 1911, più tardi ministro di Stato (dal 1942), l’aristocratico piemontese era al di sopra di ogni sorta di immaginabile condizionamento. Inoltre egli possedeva una collaudata esperienza nel campo dell’organizzazione di eventi espositivi, che gli derivava, non foss’altro, dall’aver assolto egregiamente l’incarico di presidente effettivo dell’Esposizione romana del 1911, indetta per celebrare il cinquantenario della proclamazione del Regno d’Italia, e di commissario per l’Italia dell’Esposizione internazionale di Parigi del 1900”.

 

QUADRIENNALE DI ROMA
L'arrivo dei Sovrani all'inaugurazione della II Quadriennale. Il conte Enrico di San Martino accanto alla regina Elena, 1935

“La Quadriennale: fuori da ogni manifestazione di banalità”

Di fatto, San Martino presiederà la Quadriennale per quasi diciassette anni, fino a quando, nel 1945, firmerà il verbale di consegna dei fondi economici e di ogni materiale in dotazione all’Istituzione, passando così il testimone allo scultore Francesco Coccia, nominato commissario dell’Ente dal nuovo governo democratico. Le dispersioni e le distruzioni che colpirono anche gli archivi nel periodo bellico e immediatamente postbellico non hanno risparmiato l’archivio della Quadriennale che, infatti, è caratterizzato da un vuoto importante riguardante gli anni del ventennio. Fanno eccezione alcune serie documentarie, tra cui gli album fotografici e le rassegne stampa delle mostre ─ tutt’oggi tra i documenti maggiormente consultati per la ricerca ─ e i verbali del comitato organizzativo delle Quadriennali. In quello della prima, nel suo discorso di insediamento, il conte San Martino manifesta il desiderio e l’auspicio che le nuove mostre si discostino dalla pletora di manifestazioni, spesso di basso livello, che si erano alternate nel panorama romano fino a quel momento, chiosando: “Le porte nostre dovranno essere largamente aperte a ogni tendenza, anche la più ardita, ma che sia sincerità, forza, ingegno; mentre dovremo tenere tali porte inesorabilmente chiuse a ogni espressione di banalità, d’imitazione, di debolezza”, esprimendo un punto di vista sostanzialmente in linea con quello che guiderà l’operato di Cipriano Efisio Oppo.

Enrico di San Martino (Torino 1863 – Roma 1947), avvocato, dirigente d’azienda, consigliere del Comune di Roma, più volte assessore per l’Istruzione pubblica e per le Belle arti, senatore del Regno, ha dedicato la sua vita principalmente alla promozione delle attività musicali, teatrali e delle belle arti. Considerato tra gli operatori culturali più capaci e influenti della prima metà del Novecento, ha saputo tradurre in progetti concreti le più diverse istanze culturali, presiedendo prestigiose istituzioni tra cui: la Regia Accademia di Santa Cecilia e l’annesso liceo musicale, carica che ha mantenuto a vita dal 1895; la Società degli amatori e cultori delle belle arti in Roma dal 1898 al 1910; l’Esposizione internazionale di Roma del 1911; la Società Ars Italica a partire dal 1918, cui fu affidata la gestione del teatro Argentina e di altri teatri romani; la Quadriennale di Roma dal 1927 al 1944, che ha saputo abilmente condurre, mettendo in atto tutta la sua pluriennale esperienza, specie dal punto di vista istituzionale, amministrativo e finanziario.

C.F. Carli, Il conte Enrico di San Martino e le Quadriennali, in Enrico di San Martino e la cultura musicale europea, atti del convegno di studi, Roma, 11-13 maggio 2009, a cura di A. Bini, Accademia Nazionale di Santa Cecilia Fondazione, 2012

QUADRIENNALE DI ROMA
I Sovrani lasciano il Palazzo delle Esposizioni dopo l'inaugurazione della II Quadriennale. A destra della Regina, il conte di San Martino, 1935

Fortunato Bellonzi, trent’anni al servizio della Quadriennale

Ancor più del suo predecessore, Fortunato Bellonzi ha segnato la storia della Quadriennale e, a sua volta, ne è stato profondamente condizionato; per gli oltre trent’anni della sua conduzione ma anche per aver mosso i primi passi, come artista e intellettuale all’inizio degli anni Trenta, proprio all’interno del futurismo marinettiano che tanta parte ebbe nelle prime quattro edizioni della rassegna e il cui vigore avanguardistico appare così distante dalla sua postura, dal suo profilo critico, dalle stesse scelte prese nel suo ruolo di segretario generale dell’Istituzione.

QUADRIENNALE DI ROMA
Fortunato Bellonzi
QUADRIENNALE DI ROMA
Bellonzi con il ministro della Pubblica istruzione Spadolini alla X.2 Quadriennale, 1973

La Quadriennale nel mondo

Un bell’articolo commemorativo della storica e critica d’arte Maria Teresa Benedetti delinea i tratti tipici della sua personalità: “Parlava di Moreau e Burne-Jones, di Cambellotti e Sartorio, di Bistolfi e Wildt in anni nei quali di tali artisti si era quasi perduta la memoria, mantenendo saldo un filo con aspetti allora negletti della cultura otto e proto-novecentesca, poiché scevro da pregiudiziali ideologiche, diffidente nei confronti di percorsi precostituiti. Bellonzi è stato un cultore della qualità curiosa e rabdomantica, un setacciatore appassionato di aree poco praticate, attento anche quando ciò poteva apparire blasfemo, ai rapporti fra arte e letteratura. […] Colpivano in lui il linguaggio fine, educato, il filo sottile di un pensiero tenuto saldo in percorsi anche complessi, la grazia di una conversazione raffinata, insieme alla libertà di una personalità priva dell’ossessione tirannica dello specialismo. Lettore di classici, […] conoscitore profondo di Dante, declamava con disinvoltura interi Canti della Commedia, evocando un’immagine di intellettuale dal profumo antico. […] Nel corso degli anni ha intessuto trame significative del nostro percorso storico, con acume analitico e ampiezza di riferimenti: ricordiamo gli studi sulla pittura di storia dell’’800, sul divisionismo, l’interpretazione dello stile aulico di Sartorio, l’attenzione per personalità del simbolismo europeo, l’individuazione della poliedricità del clima italiano fra i due secoli”. E ancora: “Ricordiamo gli studi sugli scultori, da Medardo Rosso ad Arturo Martini, […] Crocetti, Greco, Fazzini, Messina, Manzù”. Movimenti e artisti, quelli citati da Benedetti, che segnano, in effetti, una parte sostanziale ─ e forse la più ragguardevole ─ dell’azione di Fortunato Bellonzi alla guida della Quadriennale di Roma.

Fortunato Bellonzi (Pisa 1907 – Roma 1993) scrittore, critico d’arte, giornalista e organizzatore culturale, inizia il suo percorso nel mondo dell’arte esponendo a Firenze in due mostre futuriste, per poi dedicarsi sempre di più alla scrittura, anche collaborando con diverse testate giornalistiche. Dal 1951 al 1983 è stato segretario generale della Quadriennale, periodo in cui si sono succeduti alla presidenza dell’Istituzione Antonio Baldini (1950-1962), Bonaventura Tecchi (1964-1970) e Francesco Franceschini (1970-1982). Sotto la direzione Bellonzi sono state organizzate cinque edizioni della Quadriennale (dalla VI del 1952 alla X degli anni Settanta), tutte mostre volte a documentare il panorama contemporaneo, con anche uno sguardo retrospettivo su artisti e movimenti italiani dalla fine dell’Ottocento. Bellonzi, durante il suo lungo mandato, ha dato estrema rilevanza alla politica di diffusione dell’arte italiana all’estero. Sono oltre centro le esposizioni tenute in vari paesi del mondo, di natura itinerante, organizzate con il sostegno del Ministero degli affari esteri. Nei primi anni Cinquanta, con il presidente Baldini, ha ideato e pubblicato le collane editoriali i “Quaderni della Quadriennale” e gli “Archivi dell’arte contemporanea”.

M.T. Benedetti, Bellonzi, intellettuale con leggerezza, “Il Tempo”, 21 gennaio 1993, Fondo Documentario Artisti Contemporanei, posizione Bellonzi Fortunato

C. Salaris, La Quadriennale. Storia della rassegna d’arte italiana dagli anni Trenta a oggi, Marsilio, 2004

QUADRIENNALE DI ROMA
Bellonzi con la commissione inviti della VII Quadriennale, 1955. Da sinistra Mascherini, Afro, Giarrizzo, Greco, Bellonzi, Cantatore, Tamburi, Guzzi, Ceracchini, Fabbri

Lorenza Trucchi, una critica d’arte al comando

Con Lorenza Trucchi la memoria di coloro che hanno fatto la storia dell’istituzione diviene memoria vivente, perché esperienza diretta di tutti noi che lavoriamo nella Fondazione e che ancora beneficiamo della sua amicizia e dei suoi racconti. Trucchi diventa presidente della Quadriennale di Roma alla fine del 1995, traghettandola nel nuovo secolo e presiedendola fino al 2001.

QUADRIENNALE DI ROMA
Lorenza Trucchi con Mario Ceroli
QUADRIENNALE DI ROMA
Lorenza Trucchi all'inaugurazione della XIII Quadriennale con il ministro dei Beni culturali Giovanna Melandri e Barbara Paccagnella, 1999

La presidente che porta la Quadriennale nel 2000

Affiancata nel suo lavoro dal direttore generale Barbara Paccagnella, Trucchi si trova a presiedere l’istituzione in uno dei suoi momenti più difficili, reduce com’era da anni di commissariamento e sempre più al centro di polemiche che ne svilivano natura e ruolo. Il primo atto è l’organizzazione della seconda mostra della XII Quadriennale, Ultime generazioni (1996), rassegna importante per la presenza di artisti che segneranno indiscutibilmente il decennio in corso e quello successivo, e che tuttavia così viene definita da Trucchi nella sua premessa al catalogo: “Sappiamo che questa mostra, sebbene per molti versi innovativa, non segna una vera svolta, impossibile ad attuarsi fino a quando la Quadriennale non si darà nuove norme statutarie”. Lucidissima nell’individuazione del percorso da seguire, nella premessa al catalogo della XIII Quadriennale, Proiezioni 2000 (1999), ultima mostra del suo mandato, Trucchi registra lo smacco, come da lei stessa definito, di non essere riuscita nel suo intento, spiegandone le motivazioni e, ciò nonostante, riportando gli obiettivi raggiunti, tra cui la mostra Valori Plastici, del 1998, e il riordino e l’inventariazione dell’archivio storico, il cui primo atto è la notifica come bene di notevole interesse storico da parte della Sovrintendenza archivistica.

Lorenza Trucchi nasce nel Principato di Monaco. Nel 1934 si trasferisce a Roma dove compie studi classici, laureandosi poi in giurisprudenza. Attratta dal giornalismo rinuncia alla professione forense. Nel 1949 pubblica i primi articoli e, nel 1955, inizia a scrivere per “La Fiera Letteraria” dove, per incarico del direttore Diego Fabbri, assume il coordinamento della sezione arti figurative e architettura. Nel 1971 è invitata da Dino Buzzati e Franco Russoli a collaborare alla pagina d’arte de “Il Corriere della Sera”. Dal 1967 al 1977 è titolare su “Momento-sera” della rubrica settimanale “Arte per tutti”. Dalla fondazione è critico d’arte de “Il Giornale Nuovo” e de “La Voce” di Indro Montanelli. È redattore, con Giovanni Carandente, Marisa Volpi, Mario Verdone, della rivista “Qui Arte Contemporanea”. Cura l’inserto arte de “L’Europa letteraria” diretta da Giancarlo Vigorelli dal 1960 al 1965. È autrice di fondamentali monografie su Jean Dubuffet (De Luca, Roma 1965) e Francis Bacon (Fratelli Fabbri, Milano e H.N. Abrams, New York 1975, poi ripubblicata per Thames and Hudson, Londra 1976, per Celiv, Parigi 1989, e infine per De Luca Edizioni d’Arte, Roma 2005). Ha curato e collaborato a numerose mostre e premi. È stata commissario del Padiglione Italia della Biennale di Venezia nel 1984. Ha fatto parte della commissione esperti del settore arti visive delle Biennali di Venezia nel 1988 e nel 1990. Ha tenuto la cattedra di storia dell’arte presso le accademie di Belle Arti di L’Aquila e di Roma dal 1969 al 1994. Dal settembre 1995 al giugno del 2001 è stata presidente della Quadriennale d’Arte di Roma.

L. Trucchi, Premessa, XII Quadriennale d’arte, Ultime generazioni, Edizioni De Luca, 1996

L. Trucchi, Parlino i fatti e poi basta, XII Quadriennale d’arte, Ultime generazioni, Edizioni De Luca, 1996

L. Trucchi, Premessa, XIII Quadriennale d’arte, Proiezioni 2000, Edizioni De Luca, 1999

C. Salaris, La Quadriennale. Storia della rassegna d’arte italiana dagli anni Trenta a oggi, Marsilio, 2004

QUADRIENNALE DI ROMA
Lorenza Trucchi con il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro all'inaugurazione della XII Quadriennale, 1996