Nuti, Lulù
PARIGI, 1988

Biografia

Legata indissolubilmente a un’istanza spirituale, la produzione scultorea di Lulu Nuti delinea una cartografia complessa, e talvolta illusoria, della materia. Quest’ultima non viene mai soggiogata, né trasfigurata: è, piuttosto, un’entità opaca, reticente, che l’artista sospinge fino al margine della sua tenuta, come a volerne ribadire una componente ontologica prima ancora che plastica. Lungi dal cercare una narrazione, queste superfici, su cui spesso serpeggia un’inquietudine rarefatta, sembrano appartenere a un tempo lontano, sedimentato. Le forme esitano, si flettono, custodiscono – dietro l’apparente freddezza del ferro – una temperatura emotiva alta. A generarsi da tale processo non è tanto un’emanazione della forza, quanto una sorta di delicatezza e, da lì, una sensualità minerale, inattesa. Si potrebbe parlare di animismo, sì, ma sarebbe limitante, perché qui la materia non è antropomorfizzata, semmai rivela un certo grado di coscienza, una predisposizione a replicare stati percettivi tipici dell’essere umano, senza tuttavia appropriarsene.

Vive e lavora a Roma.

Quadriennali