Fenara, Irene
BOLOGNA, 24/07/1990
Biografia
Sottraendo all’oblio le immagini prodotte dai sistemi di sorveglianza, Fenara ne interroga lo statuto, rivelandone al contempo limiti funzionali e potenzialità estetiche. L’individuazione e la conseguente adozione di prospettive meccaniche che prescindono dall’umano ampliano i confini della fotografia, così come i limiti della nostra visione e interpretazione della realtà.
Nella serie intitolata Self Portrait from Surveillance Camera (2018 - in corso), l’obiettivo della telecamera intercetta l’occhio dell’artista, generando un cortocircuito tra il ruolo di sorvegliante e quello di sorvegliato: l’artista localizza il dispositivo, lo raggiunge, si posiziona nell’inquadratura, seleziona e salva dall’inevitabile perdita (solitamente programmata entro ventiquattro ore) un’immagine che, ritraendola, di fatto le appartiene. In Supervision, serie iniziata nel 2018 e ancora in corso, invece, la presenza umana è pressoché annullata e sostituita da paesaggi naturali e urbani, la cui percezione è spesso alterata da trasmissioni errate dei software o dall’intervento di fenomeni atmosferici e luminosi. Rifrazioni e gocce di pioggia hanno il potere non solo di opacizzare l’originaria “trasparenza” del medium, ma anche di mutarne le finalità, da coercitive a puramente estetiche. Lo stesso titolo della serie, oltre che all’idea di controllo, allude chiaramente all’emersione di una componente sublime, quasi trascendente, in tali visioni.
Vive e lavora a Milano.