18a Quadriennale d'arte Fantastica
11-10-2025 - 18-01-2026

Sede
Palazzo delle Esposizioni, Roma

Organi e commissioni

Quadriennale di Roma

Presidente: Andrea Lombardinilo

Direttore generale: Ilaria Della Torre

Azienda Speciale Palaexpo

Presidente: Marco Delogu

Vicepresidente: Ivana Della Portella

Direttore generale: Fabio Merosi

Direttore operativo e Risorse umane: Daniela Picconi

 

Ufficio mostre

Quadriennale di Roma

Federica Guida con Alessia Margherita Defilippi

Assistente curatoriale

Giorgia Achilarre

Azienda Speciale Palaexpo

Flaminia Bonino con Elena Suriani, Mara Nappi

 

Giuria Premi

Lorenzo Balbi, Giuliana Benassi, Costantino D’Orazio

Descrizione

Fantastica racconta l’arte in Italia dei primi venticinque anni del XXI secolo. Lo fa attraverso le opere di cinquantaquattro artiste e artisti nati tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Novanta, invitati a seguire cinque percorsi d’indagine individuati dalle curatrici e dai curatori Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi, Alessandra Troncone.

La sezione di Luca Massimo Barbero, La mia immagine è ciò da cui mi faccio rappresentare: l’autoritratto. il cibo, i gatti, la palestra, me stesso, i viaggi e ammennicoli vari, considera l’autoritratto come un pretesto e un enigma, in cui l’autore si mostra in ciò che fa, ma resta fuori da sé. Tredici artisti, di tre generazioni, disegnano un percorso che si muove tra recto e verso, come nei pannelli bifronti che aprono la mostra, ispirati a un’opera rara e privata di Lucio Fontana. «Io sono un santo», dice il fronte; «Io sono una carogna», il retro. Un dialogo sottile tra soggettività talvolta polimorfe, opposte o contraddittorie, che condividono con il pubblico una visione della propria opera che si definisce nel tempo, tra differenze di gesto, materia e pensiero. È un fare artistico che attraversa i territori mobili della rappresentazione e dell’identità.

La sezione di Francesco Bonami, Memoria piena. una stanza solo per sé, non cerca un tema che unificante per gli artisti selezionati se non quello della propria indipendenza e autonomia. Non esiste tra loro alcun filo rosso o affinità elettiva apparente, eppure in tutti si fa avanti una necessità di definire proprio quello che Virginia Woolf cercava, una stanza invisibile ma tutta per sé. Un mondo dentro altri innumerevoli mondi. Una storia intrecciata con altre innumerevoli storie. Tutti cercano in qualche modo di disconnettersi dalla realtà perennemente connessa, eternamente informata, costantemente svuotata dell’intimità necessaria a costruire o scomporre la propria identità presente. Ognuno di loro, a modo suo, dice o prova a dire: «qui ci sto Io». Dove “Io” non rappresenta una forma di prevaricazione, ma la sintesi di tutto, al di là di generi, etnie, nazionalità e classi sociali.

La sezione di Emanuela Mazzonis di Pralafera, Il tempo delle immagini, presenta un focus sul ruolo delle immagini e sull’evoluzione della fotografia in Italia dal 2000 al 2025: undici artisti di generazioni differenti dimostrano la versatilità del mezzo fotografico e indagano quale sia il valore e la responsabilità delle immagini. Fino a che punto possiamo fidarci di ciò che guardiamo? Per quale ragione siamo così dipendenti dalle immagini che oggi sono sempre meno da guardare e sempre più da vivere e condividere come gesto “social”? La mostra propone una pausa da questo flusso incontrollabile: qui le opere più che riprodurre cercano di rivelare. La fotografia si discosta dalla sua liturgia rappresentativa e arriva a dialogare con altri linguaggi, oltrepassando i confini della cornice per svelare il suo significato più vero e nascosto al nostro sguardo.

La sezione di Francesco Stocchi, Senza Titolo, è una mostra dal carattere tautologico, che si costituisce nel suo farsi. Una mostra senza titolo, dichiaratamente priva della tematica che identifica le esposizioni collettive, in cui lo scopo non è tanto quello di illustrare o di elaborare un concetto, quanto configurarsi come atto creativo collettivo. Radunatisi a varie riprese, gli artisti e il curatore, si sono confrontati in un processo inedito: immaginare, sviluppare e seguire ogni fase della mostra. Senza Titolo si offre come laboratorio sperimentale per nuove modalità di produzione, di scambio e di fruizione artistica. Recuperare l’operatività dell’artista e riaffermare il suo ruolo di costruttore di mondi, la centralità dell’immaginazione, dell’autonomia e della responsabilità creativa.

La sezione di Alessandra Troncone, Il corpo incompiuto, presenta artiste e artisti che si confrontano con le possibili narrazioni del corpo contemporaneo, in un’accezione estesa che include umano e non umano. Conteso tra una dimensione “incarnata”, materiale e tangibile, e il suo essere “codice”, il corpo si presenta come soggetto in continua trasformazione: il titolo richiama quindi il concetto di incompiutezza come uno stadio di perenne passaggio, piuttosto che di imperfezione, enfatizzando un’idea di apertura e permeabilità che lascia intravedere nuovi modi di relazionarsi con l’altro e con le alterità; quanto l’eredità biologica definisca effettivamente ciò che siamo, intrecciando miti del passato e visioni futuribili, e aprendo il campo alla potenza immaginifica dell’arte nel fantasticare su ciò che potremmo diventare attraverso lo sguardo di artiste e artisti nati tra il 1982 e il 1996 e alla loro prima partecipazione alla Quadriennale d’arte.

Premi

Premi
Vedovamazzei
Premio Quadriennale
euro 20.000
Antonio Della Guardia
Premio giovane arte
euro 10.000
Lulù Nuti
Premio giovani collezionisti

Cataloghi

Artisti partecipanti